L’OCSE si schiera contro le sovvenzioni alle fonti fossili

Set 28, 2015 Off Comments in News, Press Area

La riduzione delle sovvenzioni per petrolio, carbone e gas naturale consentirebbe il contenimento dell’inquinamento atmosferico, farebbe risparmiare denaro e aiuterebbe la svolta globale verso le energie verdi. Ne è convinto il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, che ha parlato di comportamento “schizofrenico” dei Governi occidentali, da un lato impegnati nella riduzione delle emissioni e dall’altro sovvenzionatori del consumo di combustibili fossili, principali responsabili riscaldamento globale.

Prendendo in esame i 34 Paesi membri più Cina, India, Brasile, Russia, Indonesia e Sudafrica, l’Ocse ha stimato che il valore annuale delle sovvenzioni nel periodo 2010-14 si sia aggirato tra i 160 e i 200 miliardi di dollari, soprattutto a causa del peso dei prodotti petroliferi. Sussidi giudicati dalla stessa organizzazione come del tutto inefficienti. Eppure già nel lontano 2009 i Paesi membri del G20 avevano concordato un’eliminazione graduale delle sovvenzioni ai combustibili fossili. Vero è che questo supporto negli ultimi anni sembra essersi avviato al ribasso, dopo i picchi toccati nel 2008 e nel 2011-12. Alcuni Paesi hanno infatti tagliato il sostegno alle risorse fossili; tra questi India e Messico, che hanno ridotto le sovvenzioni per diesel e benzina.

Un esempio che potrebbe essere imitato: Gurria ha infatti evidenziato come il calo dei prezzi del petrolio dovrebbe rendere più facile l’eliminazione graduale dei regimi di supporto, che sono più numerosi di quanto si possa immaginare. L’Ocse ha registrato l’esistenza di circa 800 tipi di sovvenzioni, nascoste nelle pieghe dei bilanci nazionali, che tra l’altro non arrivano a coprire tutti i fattori che rendono i prezzi dei combustibili tradizionali artificiosamente bassi.


I numeri Ocse non sono direttamente confrontabili con quelli dell’Agenzia internazionale per l’energia, che calcola sovvenzioni al consumo di combustibili fossili a livello mondiale decisamente più elevate, pari a circa 548 miliardi di dollari di dollari nel 2013. Oltre a rendere pubblici questi dati, l’organizzazione ha cercato per più di un anno di convincere i suoi membri a raggiungere un accordo per la graduale eliminazione di ogni sussidio alle esportazioni di carbone. I negoziati riprenderanno il prossimo 16 novembre e l’obiettivo è siglare un’intesa prima dell’attesissimo vertice internazionale sul clima di Parigi, in programma a dicembre.

fonte: EnergyManagerNews.it